Nessuno Vuole Essere Robin, ma io sì!

Robin

Nessuno Vuole Essere Robin, l’iconico brano di Cesare Cremonini, prenderà il posto di l’Anno che Verrà di Lucio Dalla per illuminare il Natale bolognese

Ormai novembre è inoltrato, le temperature estive ci hanno definitivamente abbandonati e Natale è sempre più alle porte. È una serata particolare per me, tra abbandoni e mancanze c’è sempre un Cremonini a farmi compagnia e a ricordarmi che alla fine anche i piccoli Robin come me, riusciranno a trovare il loro posto nel mondo, per le strade di Bologna o nel cuore degli altri. Intanto ripetete il solito rito insieme a me: su la testina del giradischi e via con l’ascolto del singolo Nessuno Vuole Essere Robin.
Cosa ci accompagnerà in questi 4.44 minuti di ascolto? Un bicchiere di “Casa e Chiesa” della tenuta lucchese Lenzini è un rosso quotidiano a base di uve Merlot realizzato nelle Colline Lucchesi dai vignaioli Benedetta e Michele. Un succo godibile e fresco, vinificato in acciaio e in cemento capace di regalare un sorso artigianale e rustico, sincero e appagante, intersecato da venature saline ed ematiche che ne amplificano la naturale forza gastronomica. Un vino che mi ha accompagnata nell’ultima serata del weekend passato nella cittadina toscana, in occasione del Lucca Comics and Games, in cui ho realizzato ancora una volta quanto Robin si annida dentro me.

“Come mai sono venuto stasera?
Bella domanda
Se ti dicessi che mi manca il tuo cane, ci crederesti?
Che in cucina ho tutto tranne che il sale, me lo daresti?
C’ho una spina in gola che mi fa male, fa male, fa male
Fammi un’altra domanda
Che non riesco a parlare…”

Avete presente quando la sensazione che tutto sia davvero finito e perduto e irrecuperabile si annida in voi esattamente come una spina in gola che fa male, male e ti impedisce anche di parlare, spiegarti, piangere o urlare? Esattamente così stasera. Come quando Stephanie Brown succede il fidanzato nel suo ruolo di Robin e alla fine si scopre segretamente innamorata di Batman. Sì cosi, ma senza Batman accanto.
Su Batman sappiamo tutto e più di tutto, siamo reduci dal film dell’anno sul suo villain Joker e anche chi non ne sapeva molto ha avuto l’occasione di approfondire.

Ma chi è davvero la fidata spalla di Batman?

Robin è un personaggio centrale nel mondo fumettistico perché per quanto Batman sia il supereroe più emotional sulla piazza (poverino è orfano, poverino ha un lato oscuro, poverino da come parla pare gli abbiano fatto una tracheotomia), Robin è quello che magari non ce la fa. Però ci prova. Nella sua peggior tutina aderente e sapendo in partenza che perderà perché nulla può contro l’uomo pipistrello che combatte il crimine nottetempo. Robin sta sveglio con lui, gli fa da spalla quando potrebbe beatamente dormire, nove volte su dieci finisce nella trappola del nemico di turno e diventa una zavorra. Ma all’emergenza successiva sarà ancora lì, senza vergogna, a riprovarci. Robin è quello che mette l’amor proprio in secondo piano rispetto all’amore per il compagno. Quello che riesce a bypassare l’egoismo della centralità del personaggio prémiere ed esserci, amando e credendoci per due.

Quando una storia finisce, non sempre si è propensi a lasciarla andare con leggerezza

L’allontanamento da una persona importante è una delle situazioni più dolorose a cui si può andare incontro. Se in tale abbandono permane ancora uno spiraglio di risoluzione, allora ci si appiglia a qualsiasi cosa pur di conquistare di nuovo la presenza dell’altro. Si va dalla scusa più banale pur di rivedersi, alla consapevolezza che è un peccato rinunciare a un rapporto che è stato costruito con così tanta dedizione. Come ad esempio rivedere il cane di lei o il gatto di lui.

Quel che vorrei dirti stasera è
Non ha importanza
È solo che a guardarti negli occhi mi ci perdo
Quando il cielo è silenzioso mi nevica dentro
Se giurassi di dormire con te e non toccarti, toccarti, toccarti
Ma certo
Vuoi dormire col cane (o col gatto)

Quando pensavo di fiancheggiare Batman che mi credevo, mi chiedo mentre sorseggio uno dei ricordi del weekend. Che avrei trovato lui, l’unico, quello che esclude tutti gli altri e poi sarebbe sceso il responsabile qualità dell’amore, portandoci una coppa che sancisse: il vostro sì è un sentimento all’altezza, siete rari, unici, mai banali. E invece l’amore è una cosa alla portata di tutti, è per quello che la complichiamo, perché vogliamo l’esclusiva e l’unicità, vogliamo la rarità. Ci sposiamo perché abbiamo bisogno del riconoscimento, della testimonianza, della prova d’amore. La prova d’amore è spesso solo restare. Provarci e restare. Costruire e restare. Crederci e restare.

In questi giorni di pioggia e chilometri consumati fra le mura di Lucca, i secondi più imponenti in Europa, ho pensato spesso alla ragione per cui in passato si costruissero muri e fortezze e al perché lo si fa ancora oggi. Certo gli strumenti sono diversi, non ci si protegge più usando calce e mattoni, ma nascondendosi dietro a degli schermi, corazzandoci non più per proteggerci dal possibile attacco nemico, ma per rinchiudere il cuore e i sentimenti, in una sorta di aura protettiva contro l’altro rispetto a noi.

E quanti inutili scemi per strada o su Facebook
Che si credono geni, ma parlano a caso
Mentre noi ci lasciamo di notte, piangiamo
E poi dormiamo coi cani
Ti sei accorta anche tu, che siamo tutti più soli?
Tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliamo i rigori
Ti sei accorta anche tu, che in questo mondo di eroi
Nessuno vuole essere Robin

Ok Cesare, Nessuno vuole essere Robin, ma io sì! Vorrei essere Robin quando mi innamoro di qualcuno che nemmeno sa o peggio, sa, e preferirebbe cavarsi gli occhi a mani nude piuttosto di ricambiare il mio sguardo. Vorrei essere Robin per guardarlo lo stesso. Perché a quel punto non avrei mica paura delle emozioni che mi farebbero deragliare davanti a tutti, davanti a lui. Non temerei le calamite che dirottano le mie pupille verso le sue. E nemmeno le conseguenti calamità. Vorrei essere Robin per avere l’orgoglio cieco, l’ostinata spavalderia di rimanere lì quando le cose non si mettono bene.

Cremonini, un Robin che ce l’ha fatta

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Da “Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’” a “sai quanta gente ci vive coi cani e ci parla come agli esseri umani”; questo Natale le luminarie di via D’Azeglio, che l’anno scorso attrassero migliaia di curiosi a testa in su per leggere le parole di Dalla, saranno dedicate a Cesare Cremonini per il ventennale di carriera. E il cantautore bolognese, in estate in tour negli stadi, ha scelto non uno dei suo vecchi classici ma il singolo dell’ultimo disco “Nessuno vuole essere Robin” come testo da affiggere e illuminare lungo la strada.

“Lui diceva sempre di dargli retta, che l’impresa eccezionale è essere normale. In un mondo in cui molti si travestono da supereroi, Bologna resta orgogliosamente una città a misura di Robin, un approdo sicuro per tutti gli essere umani – dice la popstar –. Via D’Azeglio è la Bologna che amo, quella da camminare, da respirare e da attraversare con il ghigno caratteristico dei bolognesi che sanno prendere a sberle la vita di tutti i giorni con la loro proverbiale ironia e quel pizzico di follia che li contraddistingue. Ora che si potranno leggere le rime di una mia canzone tra le luminarie della città dei poeti e dei cantanti, il cuore mi sobbalza di gioia e provo un senso di gratitudine ancora più forte verso la mia amata città”.

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