Cesare 2C2C, il ritorno in grande stile dell’Imperatore Cremonini

Cesare 2C2C

Cesare 2C2C è il vinile in ascolto in questa serata dicembrina. Questa settimana torniamo a casa, è proprio l’Imperatore l’artista che ci delizierà in questo ascolto, con il primo volume della raccolta che mette un sigillo sui suoi primi vent’anni di carriera, il vinile che contiene i sei inediti.

Cesare 2C2C

Una settimana di stop dagli ascolti in vinile e una ricorrenza da festeggiare: il mio compleanno. Come anticipavo nella puntata dedicata ai Blink 182, è sempre tempo di bilanci questo mese per me. Ma prima di prendere carta e penna e iniziare con la lista dei pro e dei contro è giunta l’ora di ripetere il consueto rito settimanale: siete pronti a farlo insieme a me? E allora su la testina del giradischi, giù il vinile di Cesare 2C2C e via con l’ascolto.

Il primo brano in ascolto di Cesare 2C2C è Se Un Giorno Ti Svegli Felice. Di primo acchito sembra la più naturale prosecuzione di Nessuno Vuole Essere Robin

“Che differenza c’è,
tra un cuore spento ed uno indifferente”

Questa prima frase apre un varco temporale nella mia mente, mi riporta indietro di qualche mese quando ho messo nero su bianco la mia condizione emotiva, definendo esattamente come “spento” il mio cuore, fino ad un certo punto, quando ho realizzato che qualcosa stava cambiando, una luce era entrata per riattivare i circuiti elettrici alla base dell’intero congegno. E cosa succede se un cuore spento si sfida con uno indifferente? La risposta è sempre nel brano:

“Questo mondo è una commedia
per chi ama è una tragedia
ma per chi, ma per chi sta in silenzio
che differenza c’è?”

Avete mai provato ad abbinare il gusto pistacchio del gelato con il gusto limone? Bene, se non lo avete mai fatto, evitate. Io li amo entrambi, ma è questione di abbinamenti, da soli funzionano benissimo, in coppia sono dinamite pronta ad esplodere, o far esplodere le vostre papille gustative. Ecco l’incontro fra le due suddette condizioni.

Ma prima di proseguire nell’ascolto di Cesare 2C2C è l’ora di aprire quella bottiglia di vino rosso tenuta in serbo per le grandi occasioni e fare una pausa riflessioni. Erano quindici mesi che non staccavo la spina andando in vacanza per qualche giorno, ho deciso di farlo in occasione del mio compleanno. Così, in 72 ore ho scelto la destinazione, prenotato e sono partita. La bellezza è un bisogno primario come l’aria, il cibo, l’acqua. Abbiamo bisogno vitale di nutrirci di arte, di impressioni, di meraviglia, e sottovalutiamo i morsi della fame di bellezza che ci attanagliano sempre più spesso.

Li chiamiamo in tanti modi (“depressione”, “ansia”, “tristezza”, per esempio), ma spesso sono veri e propri attacchi di emergenze estetiche. È cruciale imparare a dedicare tempo e attenzione alla bellezza: si scoprirà che un aereo per l’altrove o un treno per l’ignoto sono dietro l’angolo, a portata di mano, e che non si tratta solo di un privilegio o di una coccola verso se stessi, ma della soddisfazione di un bisogno vitale di fioritura. E io avevo bisogno di bellezza. Di un museo grande abbastanza per poter raccogliere tutti i semi di idee accumulati e sotterrati in questi mesi.

Riabbasso la puntina del giradischi e medito sul secondo brano, Al Telefono, primo singolo della raccolta Cesare 2C2C

“È una canzone autobiografica come tutti gli inediti di #CremoniniTheBestOf. È una canzone sulla sopravvivenza. Su quanto si debba scavare a fondo tra i ricordi chiusi in un telefono per arrivare a chi amavamo davvero, al giorno in cui siamo morti. È una canzone sui palazzi di ricordi che siamo in grado di costruire sulle macerie. Nessuno è più immune da tutto questo.”

Lo descrive così questo brano lo stesso Cremonini, ed in effetti si compone di un testo che fa molto riflettere sul rapporto che ormai abbiamo con i nostri device, da quando la conoscenza e la connessione umana è diventata così facile, la stabilità emotiva è sempre più difficile. In un vortice quasi direttamente proporzionale tra i due fattori. Un brano però che ci dimostra ancora una volta tutto il suo talento, il costante impegno nel cercare di seguire la propria direzione senza lasciarsi distrarre dalle mode e dalle mille tentazioni che oggi ci circondando. Ci ritroviamo nuovamente al cospetto di un capolavoro di musica suonata, con l’uso dell’elettronica a servizio del pianoforte, degli archi e di una struttura melodica ben costruita.

Giovane Stupida, e la dedica al suo amore 21 enne

Il brano che chiude il Lato A di Cesare 2C2C è caratterizzata dal sound very british, grazie ad un ritmo martellante arriva con estrema facilità, leggera e spensierata, suonata in maniera perfetta e sintetica, volutamente giocosa.

Cesare 2C2C

Fine del primo dei due terzetti di brani di questo primo vinile della raccolta Cesare 2C2C, prendo una boccata d’aria e rifletto sulla ricorrenza appena passata, il mio compleanno. Quest’anno sono trenta. La svolta inesorabile verso l’età adulta. Poi è un attimo e diventano 40. Sempre che non ci siano accidenti e incidenti nel mentre. Ed è già partita la rivoluzione: ho indossato un abito di brillantini – solo dio sa quanto io abbia ripudiato brillantini e paillettes nella mia vita – con le spalline. Smontando così ogni mia convinzione radicata e stupida del primo trentennio, pronta ad esplorare tutto quello che verrà, senza false congetture.

Gli ultimi 365 giorni hanno costituito l’anno più incostante e altalenante dei precedenti ventinove. Ho collezionato un numero di insuccessi da far invidia a Lehman Brothers Holdings con i suoi 691 mln di dollari persi nella bancarotta più famosa della storia, ma un numero di rivincite sempre maggiori delle prime. Ho resuscitato un cuore sepolto nello sterco e sono stata in grado di farlo tornare a pompare sangue finanche nelle coronarie, le stesse che ho poi visto quasi esplodere quando ho capito che dei due cuori coinvolti ne pompava solo uno, il mio. Ho anche preso coscienza del fatto che anche quando il cuore te lo spezzano può essere una opportunità, da lì si creano delle insenature da cui puoi far passare la luce. Quella di una riscoperta forza, dello stare bene così – fragilmente umana.

O quella che io ho preferito, quella della RESILIENZA. Perché si, questo termine è quello che maggiormente rappresenta le montagne russe che ho cavalcato in questi mesi così inenarrabili.

Si incanala bene in questo mood, come una scivolata con piede a martello direttamente sugli stinchi, il primo brano del Lato B di Cesare 2C2C, Ciao, il mio preferito

“Io te l’avevo detto
sì e allora
perché non mi ascoltasti?
Quando te l’ho detto dov’eri
e comunque se te l’ho detto era già tardi.”

Questa è un po’ la versione moderna di “ci siamo detti delle cose in queste settimane”. Come quando qualcuno ti avvisa che tutto ciò che stai per fare, le azioni che stai per compiere sono un suicidio assicurato e preventivato eppure tu vai, perché no, mai contro cuore. E poi ti ritrovi al tuo stesso funerale – che già c’è stato – ad implorare che lui, il reo, ti porti almeno un fiore. E forse lo fa, attraverso due parole in croce e un punto esclamativo, in un messaggio asettico e tutto tranne che indolore, all’alba del tuo trentesimo compleanno.

Amici Amici, che fatica esserlo davvero all’alba dei trent’anni e in questa società così individualista

Diciamo che Cesarino non la tocca affatto piano in questo brano, nudo e crudo in cui descrive bene il senso dell’amicizia in questo ultimo decennio. Mettici anche il “peso” dell’essere diventato famoso e le mille facce fintamente amiche. In un contesto così individualista – appunto – quanto conta circondarsi di persone amiche? Tanto. Almeno quanto tanto è difficile trovarle. Eppure io sento di essere una persona fortunata. L’altra sera – dopo poche ore trascorse con la mia migliore amica – stringevo a me il suo regalo, e pensavo al valore dei gesti, siano essi piccoli o grandi.

Dei gesti sì, quelli da cui non può prescindere l’amore. Fosse solo il piatto del cuore preparato con l’ingrediente preferito della tua amica (sì parliamo sempre del pistacchio ma no, non c’era il limone), o quello materiale scelto con estrema cura facendo attenzione a ogni singola parola detta nei mesi, fino a decifrare perfettamente pensieri e desideri altrui. Insomma l’amore, come l’amicizia sono sentimenti rari quanto preziosi.

C’è bisogno di coraggio nella vita, quello di riuscire ad abbracciarsi di più, di dirselo quanto profondo e radicato è l’affetto e il bisogno di dividere la stessa aria. Per addossarsi un po’ il peso della vita dell’altra persona e ampliare le gioie e le soddisfazioni.

Esserci, anche solo con il cuore e la mente. Questa è la lezione più grande che ho imparato in questi primi trent’anni di vita

E mentre la strumentale How Dare You scorre come titolo di coda, stringo saldamente tra le mani questo bicchiere di vino e penso alle tante cose che potrei fare in questa ritrovata maturità. Potrei mettermi un velo bianco in testa per giurare davanti a un Dio nel quale non credo di essere eternamente fedele a una sola persona. Potrei fare un figlio e parlare di allattamento. Potrei crescere. Potrei mettere la testa a posto.

Purtroppo però, temo che continuerò a essere disorganica, caotica, incostante, egoriferita e controversa. Tormentata, ma appassionata. Come al solito. Come sempre. Come sono. E questa sarà sempre la mia grande fortuna!

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