Nekyia: il viaggio dell’essere umano

Nekyia torna a Rovigo dopo 7 anni dalla sua ultima rappresentazione per non più di 17 spettatori nella rassegna VISIONI. Un’originalissima reinterpretazione della Divina Commedia della compagnia di Massimo Munaro dove lo spettatore passa dalla solitudine del Dante viaggiatore al Dante abitante di una polis e rifondatore di una comunità.

Assistere ad uno spettacolo del Teatro del Lemming ogni volta è un’esperienza. Questo tipo di teatro ti fa rendere conto del “qui ed ora” della messa in scena, ogni volta diversa, ogni volta sorprendente. Sabato 23 novembre sono partita alla volta di Rovigo per assistere allo spettacolo “Nekyia – viaggio per mare di notte”, una totale rilettura delle tre cantiche dantesche.

IL TEATRO DEL LEMMING: BREVE STORIA

Il Teatro del Lemming è una Compagnia teatrale fondata nel 1987 e riconosciuta e finanziata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali dal 1997. Vincitore di numerosi premi tra i quali il Premio Totola, il Premio Piccoli Palcoscenici, il Premio UBU Giuseppe Bartolucci ed il Winter’s Silver Snowflake al Sarajevo Winter Festival 2013, il Teatro del Lemming è da tempo riconosciuto come uno dei gruppi di punta del nuovo teatro italiano ed europeo.

Il lavoro di ricerca del Lemming è da sempre indirizzato alla definizione di un personalissimo linguaggio teatrale, in grado di realizzare un efficace coinvolgimento drammaturgico e sensoriale dello spettatore. Questa ricerca ha portato alla definizione di una particolare metodologia di lavoro, che il Lemming ha denominato TEATRO DELLO SPETTATORE: un teatro che interroga se stesso e il ruolo dello spettatore, trovando di volta in volta le metodologie più pertinenti per coinvolgerlo all’interno dell’evento scenico.

In particolare, il Teatro del Lemming ha raggiunto fama nazionale grazie alla Tetralogia sul Mito e sullo Spettatore (EDIPO -Tragedia dei sensi per uno spettatore, DIONISO E PENTEO – Tragedia del Teatro, AMORE E PSICHE – una favola per due spettatori, ODISSEO – viaggio nel Teatro). Negli ultimi anni, con IL ROVESCIO E IL DIRITTO (2004), NEKYIA – Inferno Purgatorio Paradiso (2006), ANTIGONE (coprodotto dalla Biennale di Venezia nel 2009), l’interesse del gruppo si è spostato dal singolo spettatore partecipante all’idea di ripensare l’incontro teatrale come possibilità concreta per ridefinire il senso e il significato di comunità, paesaggio mancante del nostro vivere civile: la scommessa è ripensare il Teatro come luogo di un rito collettivo. A partire dal 2010, infine, il lavoro del Lemming si è rivolto all’analisi dei miti shakespeariani come fonte di interrogazione sulla società contemporanea. Il lavoro attorno a Shakespeare ha portato alla produzione di AMLETO/LE STANZE DI AMLETO (presentato con successo in Italia, in Polonia e in Bosnia-Erzegovina), di GIULIETTA E ROMEO– Lettere dal mondo liquido (presentato in Italia e a Berlino) e di W.S. TEMPEST (che debutta nel 2016 al festival del teatro Olimpico di Vicenza e viene poi portato in tournée in Polonia).

Accanto all’originale lavoro di produzione teatrale, il Lemming ha sviluppato negli anni un altrettanto personale metodo di lavoro con gli attori, denominato I CINQUE SENSI DELL’ATTORE, dove, attraverso l’apprendimento dei principi dell’ASCOLTO, ADEGUAMENTO e DIALOGO e lo sviluppo delle capacità percettive e sensoriali dell’attore, gli allievi entrano in relazione con la particolare poetica del gruppo e apprendono le basi del lavoro con e per lo spettatore.

Il Lemming, inoltre, è socio fondatore di CONNESSIONI, una rete di spazi teatrali veneti dediti alla ricerca teatrale. Il lavoro che la Compagnia svolge da tempo è propriamente quello di un Centro internazionale dedicato alla ricerca teatrale, poiché il gruppo ha sempre avuto una vocazione alla cura ed all’ospitalità di realtà esterne. Infatti il Lemming ha sempre dedicato parte della propria attività alla realizzazione di Festival e Rassegne. In particolare con il Festival Opera Prima (realizzato a cavallo fra gli anni novanta e i primi anni del decennio scorso e ripartito con una nuova edizione nel 2018) ha fortemente contribuito a far emergere una nuova generazione teatrale: i cosiddetti teatri 90. Per tale attività, lo ricordiamo, ha ricevuto nel 1996 il Premio Giuseppe Bartolucci, nell’ambito dei Premi UBU, da una giuria presieduta dal critico Franco Quadri. Infatti dal 2007 il Lemming gestisce il TEATRO STUDIO di Rovigo: uno spazio teatrale comunale.

NEKYIA: L’INIZIO DEL VIAGGIO

Conoscere la poetica e gli obiettivi di questa compagnia è fondamentale per analizzarne i movimenti e ciò che viene provocato nello spettatore. Un sabato qualunque mi ritrovo con altre 16 persone miste: qualcuno ha già partecipato a vari spettacoli della compagnia ed è galvanizzato per la nuova esperienza, qualcuno è totalmente all’oscuro. io vivo l’attesa con timore perché so che il teatro ti cambia anche come spettatore e quando esci da uno spettacolo sei inevitabilmente un’altra persona.

Per entrare ci viene chiesto di pagare un “pedaggio”, portare con noi un cibo “caro” cucinato o comprato, che ci permetterà di accedere all’Inferno come un pegno da consegnare a “Caronte” il traghettatore. Entriamo in Teatro Studio e un’attrice ci invita a sederci per assistere allo spettacolo.

NEKYIA: LUCI E OMBRE

Nekyia in greco significa “viaggio per mare di notte” o “discesa agli inferi”, questo titolo ha lo scopo di trasportare lo spettatore in un vero e proprio rito che passa dal solitario al collettivo e dove bisogna superare delle prove. Negli spettacoli del Lemming lo spettatore non è mai passivo ma viene invitato a partecipare, viene coinvolto e gli viene affidata una responsabilità: quella di scegliere il proprio percorso. Così, come degli ignari “Dante Alighieri” iniziamo ad assistere ad apparizioni di immagini, suggestioni, parole, legate all’Inferno.

“Inferno”, la prima parte di Nekyia,  viene spesso anche presentato da solo, essendo drammaturgicamente compiuto. I richiami ai canti più conosciuti sono chiarissimi (soprattutto per un’appassionata come me) in un rimando di luci e ombre cariche di significato e sentimento. Uno dei punti più poetici è, per me, il frammento di Pier delle Vigne, con il rumore dei corpi che richiamano lo spezzarsi dei rami e uno strepitoso testo di Fernando Pessoa “Se ti vuoi ammazzare perché non ti vuoi ammazzare”, da brividi. L’atmosfera caravaggesca contribuisce a provocare nello spettatore un sentimento misto di pietà e inquietudine in un susseguirsi ritmico sempre più serrato, che non lascia scampo. È proprio l’immagine la tematica attorno a cui ruota la messa in scena: il culto dell’immagine, il voyeurismo, la voglia di apparire a tutti i costi contro l’essenza dell’umanità. I personaggi danteschi si fondono  e narrano qualcosa di attuale, di presente. Gli attori provocano, stupiscono, lasciando lo spettatore inerme e sconfortato.

PURGATORIO

Con questo sentimento di inquietudine lo spettatore viene invitato ad uscire all’aria aperta e gli viene formulata una richiesta: chi non accetterà non potrà proseguire il proprio viaggio. C’è nebbia, piove, solo due di noi abbandonano mentre gli altri resistono coraggiosamente sotto la pioggia battente in attesa dell’ignoto. Mi sento sola, nonostante sia insieme ad altri, agitata, vorrei essere consolata, l’attesa in silenzio è logorante. Fa buio, guardo i miei compagni e penso: siamo tante anime perse e stiamo per entrare in Purgatorio. Si è proprio così, il meccanismo è talmente ben costruito da farti vivere quello che deve essere vissuto. Finalmente si può entrare. Il Purgatorio è una stanza dove si contempla e si ascolta, c’è ancora bisogno di purificarsi per raggiungere qualcosa più in alto. Si è ancora legati alla vita terrena e bisogna liberarsi dai legami per accedere a qualcosa che ci inquieta e attrae nello stesso tempo.

NEKIYA: IL PARADISO TERRESTRE

Finalmente si accede al Paradiso. Non rivelerò cosa succede perché rovinerei l’atmosfera che si crea tra chi “sceglie” di accedervi. Dirò solo che il Paradiso per il Teatro del Lemming non è impalpabile ma molto terreno, che si crea in gruppo,  che è bianco, leggero, un’assoluta scoperta. Un vero e proprio rito collettivo. Questo finale rende lo spettatore “attore” e gli regala un momento di gioia pura. Si esce guardando gli altri e non è più come dopo Inferno ma è come se ci si conoscesse da tempo. Ci si sorride, si serba nel cuore il segreto di qualcosa che si è vissuto solo e soltanto con quelle persone e con gli attori della compagnia e che nessun altro potrebbe capire.

Nekiya è un regalo: la semplicità del teatro che riverbera con un tripudio di colori, è una verità che arriva potente come la luce che ricercava Dante, come il senso che cerchiamo ogni giorno nelle nostre vite stressanti, nello scopo delle nostre esistenze, nella ricerca incessante di un significato nel mare della vita, di una salvezza nella terra promessa. Uscita dallo spettacolo mi arriva potente, la notizia di una persona vicina alla mia famiglia che ha deciso volontariamente di andarsene. Mi ritorna in mente Pier delle Vigne e contemporaneamente il sole, ora mi sento più forte, sono davvero cambiata e mentre scende un’inevitabile lacrima, sorrido.

NEKYIA

-VIAGGIO PER MARE DI NOTTE-

Con: Alessio Papa, Chiara Elisa Rossini, Diana Ferrantini, Fiorella Tommasini, Katia Raguso, Massimo Munaro                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Canto Registrato: Camilla Ferrari                                                                                                                                                         Voci registrate: Massimo Munaro, Chiara Elisa Rossini                     

Voci registrate in Inferno/Malebolge: Roberta Zanardo e Giacomo D’Alelio                  

Drammaturgia, musica e regia: Massimo Munaro                                                                                                      

Produzione: Teatro del Lemming 2006

A Roberto Domeneghetti

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