Ciclope, Voltumna: il mito dei giganti in musica [Recensione]

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Ciclope è il nuovo album dei viterbesi Voltumna, band che, inserendosi nel periglioso cammino del death metal sinfonico, fonde cultura classica greco/romana con quella, più misteriosa, etrusca. Ciclope è in uscita il 13 dicembre per Extreme Metal Music.

Allora, partiamo da un assunto. Nel periodo di release pre-natalizio, in genere, anche i grandi nomi si fanno sentire. Insomma, poco prima della festa più pagana che ci sia inizia il release di LP inediti, di raccolte, di bei cofanetti da regalare.
Quest’anno no.
Quest’anno solamente i Nightwish ed i Deep Purple ci hanno deliziato con due raccolte. Ma questa è un’altra storia, una storia di serendipità, se così vogliamo dire.
In astinenza da nuovo materiale, controllo le mail e scorgo un progetto che mi colpisce già dal nome: Voltumna. Oramai, se mi leggete da tempo, sapete che vivo nell’alto Lazio, in piena zona Etrusca. Dalle parti delle famose necropoli di Tarquinia e Cerveteri, e quelle meno note di Castel D’Asso, Norchia, San Giovenale, e così via. Luoghi affascinanti e misteriosi, oltre che ottimamente conservati: tutti i siti sopramenzionati meritano una visita per una gita domenicale, per perdersi fra l’incanto di chi costruiva come una città il proprio luogo ultimo di sepoltura.

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Tipico tumulo della necropoli di Cerveteri, della “Della Banditaccia”.

Gente misteriosa, gli etruschi. Non si sa bene da dove venissero, ma probabilmente dall’Asia Minore; furono spazzati via dai feroci Latini, poiché la loro società fondamentalmente pacifica e devota al commercio non potè resistere all’assalto di Giove Capitolino e di una città nata da un fratricidio. Erano anche prolifici scrittori, ma, purtroppo, dei loro papiri nulla ci è rimasto: solo qualche tavoletta di rame e d’oro e, curiosamente, un lungo manoscritto tuttora indecifrato ritrovato fra le bende di una mummia egizia.
Avevano un variegato pantheon di divinità, con dei corrispettivi presenti sostanzialmente fra gli Olimpi e le divinità Egizie/Orientali in genere. Fra queste, v’era Voltumna, ascrivibile alla massima divinità fra gli Etruschi. Sua zona dedicata d’elezione ricade sulle rive del lago di Bolsena, il più grande lago del Lazio. Ma perché vi racconto ciò?

Perché una band viterbese ha deciso di dedicare il proprio concept a tale cultura.

Ciò che mi lascia felicemente perplessa è l’ambiziosità del progetto: coniugare blackened death symphonic metal agli antichi miti di Vitulia. Il precedente lavoro dei Voltumna era stato Dodecapoli, ovviamente dedicato alle dodici città della Lega Etrusca; altrettanto ambizioso è Ciclope.
Non si tratta di un concept album sensu strictu, ma piuttosto di un collage ben riuscito di antichi miti megalitici, contatti preistorici, terre vergini, cui sottende l’innato senso del terrore dell’uomo antico di fronte a ciò che l’ancora non nata scienza poteva spiegare.

Tracklist e artwork di Ciclope dei Voltumna

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01 – Entering The Wrong Circle
02 – Collapsed Island
03 – The Megalithic Circle
04 – Cosmos
05 – La Furia Dei Ciclopi
06 – Divine Bloodline
07 – Hybris
08 – The Double Spiral
09 – When Giants Walk This Earth
10 – Sublime Astral Conception


Si entra nel cerchio megalitico con Entering the Wrong Circle, maestosa opening che fra stop ‘n go e accelerazioni melodiche ci ricorda felici tempi dei Cradle of Filth e dei Borknagar. Si prosegue con l’acida Collapsed Island, miti di Atlantide misteriosa e oricalco bollente. Pregevolissimi gli effetti tastieristici di contrappunto abbinati alla martellante batteria, per un sound che nonostante il growl non vada proprio più di moda, risultano in una certa fruibilità di fondo. The Megalithic Circle è il primo singolo da Ciclope e, lasciatemelo dire, uno dei brani death metal migliori che abbia mai ascoltato: in un mixing fenomenale, da gustarsi in sorround, e commistioni etniche e folkloristiche con synth industrial, grandi pilastri di roccia vengono innalzati alla luce delle stelle e della Luna, indicando la via per gli dei. Ci spostiamo su lidi micenei ed achei con Cosmos, traccia energica di chitarre heavy metal su cui è montata un’inteleiatura simile a quella dei migliori Dimmu Borgir.
Traccia in italiano è invece La Furia dei Ciclopi, che insiste nelle chitarre pulite e nei profondi riverberi di basso e batteria a creare un sound metallico e definito, marziale: la gigantomachia greca viene narrata. Enormi corpi solcano la terra antica; corpi di artigiani, di semidei che Odisseo osò accecare. Il mito dei giganti è un leit motif di tutto Ciclope: lecito è fantasticare che l’uomo moderno abbia portato all’estinzione, oltre che miriade di specie animali, anche altre specie umane, capaci di erigere monumenti come Stonehenge. Divine Bloodline si inserisce nel solco già tracciato di The Megalitic Circle, ossia commistione di sonorità industrial con la componente epica del death metal; brano ambizioso, fatto di accelerazioni e rallentamenti, che è perfetta sintesi di tutto ciò che Ciclope ha attualmente da offrire.


Hybris. Un termine che non risulterà sconosciuto ai diplomati al classico, in quanto sinonimo arcaico di “tracotanza”, la volontà di prevaricazione dell’uomo rispetto al divino. Hybris, in Ciclope, però, risulta essere un brano lento che non apporta particolari novità e nulla aggiunge al già pregevole album. Torniamo su lidi italici con Double Spiral. Per chi non lo sapesse – e ascoltare un album dei Voltumna, credetemi, è una continua ricerca fra i meandri della memoria nella cultura classica ed un giro sulla Treccani – la doppia spirale è un antichissimo simbolo celtico, in particolare ritrovato nelle tombe di Newgrange in Irlanda, il cui significato si potrebbe far risalire all’equilibrio fra la vita e la morte, o l’incessante alternarsi degli equinozi. Notevole traccia strumentale, in essa Phersu (Emiliano Natali) dà il suo meglio. Il finale di Ciclope regala due perle: When Giants Walk This Earth e Sublime Astral Conception, entrambe adattissime per un viaggio astrale intorno ad un falò in cui sono state sciolte sostanze psicoattive. La prima, inquietante e granitica, è un ricco antipasto per la seconda, complessa suite che fonde grandi riff ad altrettanto grandiose ritmiche.
In sostanza, i Voltumna, con Ciclope, hanno confermato di nuovo di non temere le ristrettezze che il nostro paese impone ai musicisti, e di saper sfidare (con la giusta dose di hybris) il panorama metal internazionale, andando ad inserirsi in una scena che si stava forse impoverendo. Prevedo – da vate, aruspicina – grandi cose, per voi, ragazzi.

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