Quadra, Sepultura: recensione

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Quadra – campo da gioco, in portoghese – è il quindicesimo album in studio dei Sepultura, in uscita il 7 febbraio per Nuclear Blast.

Recentemente, parlando con un amico, gli chiesi – sapendo ne fosse un fan di vecchia data – cosa si aspettasse dal nuovo album dei Sepultura, Quadra. La risposta, lapidaria, è stata: “Che la piantino di essere una cover band di sè stessi”.

Degli originali Sepultura rimane solamente un componente, l’attempato Andreas Kisser. Non credo ci sia bisogno di granchè presentazioni – lo sappiamo tutti che ciò che ha reso grandi i nostri brasiliani non è stata la stabilità della line-up ma l’originalità e la serietà che, di volta in volta, Kisser ha infuso in ogni nuovo LP. Colpita da svariate sventure, la band fondata dai fratelli Cavalera (attualmente entrambi esuli) ha, permettetemi il termine poco aulico, cacciato fuori ben cinque album in meno di dieci anni – uno ogni due anni. Un record, per chi ha quarant’anni di carriera alle spalle.  

Machine Messiah, del 2017, non era poi così male. Certo, era manchevole dell’evoluzione che, prima o poi, anche un genere come il thrash deve saper affrontare – evolve or perish. Che Quadra sia la volta buona?

Si dice di esso sia un concept album sul numero quattro, sul campo da gioco: ve lo dico – senza spoilerare nulla – che questo aspetto, personalmente, non l’ho colto. Forse è presente una certa stiracchiata coerenza interna, ma rimaniamo comunque nel range del tipico disco anni ’80 di tracce – magari anche pregevolissime – inserite all’interno di un contenitore. Che ha la pretesa di portare avanti il concetto di “quadrato”, come insieme, come campo da gioco, come fattore di correlazione.

Il disco si apre con Isolation, incredibilmente energico brano che, al contempo, all’aggressività che è marchio di fabbrica da sempre della band, unisce un certro cipiglio melodico che francamente stupisce. Tanto quanto la successiva Means to an End, se si eccettua il carpet batteristico di Casagrande, non aggiunge nulla al sound che risale fino a Roots – insomma, alle “radici” dei Sepultura. Insomma, per i neofiti: muraglie di chitarre di Kisser e il tipico growl profondo del cantante di turno. Con una curiosa accordatura – quasi hard ‘n heavy – si apre la terza traccia, Last Time, di Quadra. Che, devo ammettere, fornisce decisamente del dinamismo: numerosi (non li ho contati, ma almeno un paio a movimento) sono i cambi di chiave, con frequenti incursioni melodiche ed una leggerissima intrusione – con una ventina d’anni di ritardo – screamcore. Meglio tardi che mai. Del resto, neanche i Korn ai tempi si inventarono nulla.

Come neanche Manzoni.

O Beethoven. O Mozart prima di lui.

Ma sto divagando: rimaniamo al materiale dei Sepultura, che, al di là delle facili ironie, sembra essere il più promettente nella loro discografia sin dal 2001: la – finalmente, sto avendo un accesso di gioia sinistroide – politicizzata Capital Enslavement ci introduce con suoni tribali alla rivolta dei badilanti di Macondo. Un altro pregevole marchio di fabbrica dei nostri. Tornano i muri di chitarroni (oramai diventati stantii e ricoperti di muschio…) in Ali, ma sono solo un felice inganno: felice, perché la vena prog che ha ispirato tutto il rock/metal classico si comincia a far sentire, e trascina in un roller coaster uditivo – continui cambi di direzione ed un pregevolissimo mixing la rendono il momento migliore di Quadra.

Ad ora.

Artwork e Tracklist di Quadra dei Sepultura (Nuclear Blast)

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01. Isolation
02. Means To An End
03. Last Time
04. Capital Enslavement
05. Ali
06. Raging Void
07. Guardians Of Earth
08. The Pentagram
09. Autem
10. Quadra
11. Agony Of Defeat
12. Fear; Pain; Suffering

Suoni sperimentalmente debitori del più recente blackened death metal sono presenti in Raging Void: l’apertura del chorus ci emozionerà molto di più dal vivo – oltre al fantastico contrappunto presente fra chitarra ritmica, solista, e batteria. Perché, indubbiamente, il lavoro di Casagrande è uno dei punti di forza di Quadra. Il lato più melodico dei Sepultura si rintraccia poi nella folkeggiante Guardians of Earth, che ha mandato la scrivente in visibilio: cari miei, con queste potenzialità e questa line-up, se faceste un intero album a là Eluvetie, avreste tutto il supporto della critica specializzata. Montagne brumose e depressioni – letti di fiumi, deserti aridi spazzati dal vento bollente – vengono evocati in the Pentagram, splendida traccia strumentale che renderà al suo meglio dal vivo. Doppia cassa e headbanging.

Autem, se non erro, in latino, significa “e”: ci faremo dire da Kisser – in un brano, ancora Rootseggiante – cosa intendesse comunicarci; ad ogni modo, ci troviamo di fronte una composizione complessa e meastosa, che rifugge alla semplice legge dell’ “evolvi o estingui”.

La title track Quadra è un intermezzo di chitarra acustica flamenco, seguito dalla sorprendente Agony of Defeat in cui il buon Derrick Green ci degna della sua splendida voce pulita – mentre il lavoro di Casagrande e Kisser va a costruire un substrato sperimentale arabeggiante che va ad omaggiare le sonorità degli Orphaned Land e dei Myrath.

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In chiusura, torna il concetto di Quadrato: un cerchio semplificato, quello di Fear, Pain, Chaos, Suffering, in cui la voce femminile di un’ignota quanto dotata cantante rincorre quella di Green in forse uno dei brani migliori di tutto Quadra: la semplicità dell’eleganza di una ballad che, nel metal moderno, è quantomeno obbligatoria in un pacchetto che si rispetti.

Cosa ci lascia, dunque, Quadra, il quindicesimo album in studio dei Sepultura? Indubbiamente una buona sensazione. Se si tralascia il passato, se si dimentica per un attimo Roots Bloody Roots, ci si rende conto di trovarsi davanti ad un sound fresco e divertente – per quanto, purtroppo, ancora poco fruibile e ancorato al passato, a quegli anni ’80 che non torneranno mai più – ma che, come molte altre band di questo sempre più bistrattato panorama metal, non mira a coinvolgere le masse. Se non fosse per Means to An End, Ali, e Last Time, i fan di più vecchia data si sentirebbero indubbiamente traditi e pugnalati: ma non è nell’ordine naturale delle cose cambiare ed evolvere?

A questo punto, onore a Kisser per essersi circondato di giovani e talentuosi musicisti; onore a Kisser per non aver mollato il colpo dopo i vari colpi di testa dei Cavalera; onore a Kisser per aver inserito sonorità orchestrali e sperimentali in un album che porta un così importante nome su di esso.

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