Pyre of the Black Heart, Marko Hietala: recensione

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Pyre of the Black Heart è l’esordio solista di Marko Hietala, storico bassista di Tarot e Nightwish, in uscita il 24 gennaio 2020 per Nuclear Blast.

Marko Hietala è una di quelle figure dalle quali il metal degli ultimi vent’anni è assolutamente imprescindibile. Bassista e membro storico dei Tarot, e, attualmente, cantante e bassista dei Nightwish, band che ha fatto la storia della musica tutta.

Ed era arrivato finalmente il momento di mettersi in proprio. Dotato di una voce roca, drammatica, espressiva, scoperta per caso dal compositore Tuomas Holopainen come controparte di Tarja Turunen nei duetti dei Nightwish, in Pyre of the Black Heart. Un cuore nero – molto gothic, in pieno stile finnico – campeggia sulla copertina: è in fiamme.

Il disco si apre con Stones, trascinante singolo power caleidoscopico di per sé: minerali, o i più nobili asteroidi che cadono dal cielo dopo aver vagato per lo spazio per tempo incalcolabile. Si nota subito la produzione ed il mixing assolutamente egregio – ed atmosferico – come nel secondo singolo, l’intimista Voice of my Father.

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Marko (che ha recuperato la sua originale K nel nome) aveva subito lasciato intendere che Pyre of the Black Heart sarebbe stato un album fortemente prog-oriented: amante degli Yes e dei Dream Theater, i tipici stilemi del prog vengono mescolati alle sonorità catchy del power dei Tarot e dei Nightwish stessi. La sorpresa si ha però con Star, Sand and Shadow: forte delle influenze eighties dei Beast in Black e del recente shift all’elettronica degli olandesi Within Temptation, Marko Hietala si lancia in un brano a là Tron che evolve in un divertentissimo filler.

Si torna sui livelli dei primi due brani con Dead God’s Son, brano debitore di numerose influenze – prima fra tutte, quelle del prog-musical teatrale di Arjen Lucassen – una sentita ballad alla chitarra acustica e batteria, che, vi assicuro, rientrerà nella mia personale playlist del 2020. Costruita in un elegante crescendo ben bilanciato, risulta un brano equilibrato e di elevatissima caratura – in cui Marko dà il suo meglio vocalmente.  

Come in qualunque album prog che si rispetti, una lunga suite deve essere inserita: ed ecco l’atmosferica For You, emblema di come la composizione di Pyre of the Black Heart sia stata totalmente libera da schemi e stilemi. Fra i pochi strumenti – ottimamente utilizzati – chitarra acustica, synth, batteria elettronica, spicca però l’approccio alla voce di Marko, che, esattamente come Tarja Turunen nel recente In The Raw, utilizza le sue corde vocali più come uno strumento che come un protagonista. La lenta I Am The Way, piano e synth, scorre sulla falsariga di For You. La marziale Death March for Freedom potrebbe essere un’ottima nuova sigla di chiusura per Attack On Titan (per la cronaca, già gli Epica ci hanno messo mano), con quel grandioso hammond di sottofondo ed il basso risonante di Marko stesso.

Pyre of the Black Heart non è però un album esente da difetit. Runner of The Railways è un brano che mi ha sostanzialmente piuttosto confuso: è sostenuto da una struttura AOR (Adult oriented Rock, per capirci), ma contiene elementi coristici anni ’80 molto Europe con infusioni dal sapore epico e power metal – un mappazzone, come direbbe Chef Barbieri. La scelta della setlist è, poi, apparentemente priva di una logica sensata: accostare un brano come I Dream, così a là Madonna Ciccone, con l’ending acustico ed estremamente romantico Truth Shall Set You Free, crea un effetto anticlimatico. Proprio quest’ultimo brano, però, si configura come i migliori dell’album, e che crea un filo stilistico fra Stones, Voice of my Father, Dead God’s Son che sicuramente entrerà a far parte del bagaglio artistico che caratterizzerà le future produzioni di Marko Hietala.

Pyre of the Black Heart è l’album che tutti i fan dei Nightwish e dei Tarot stavano aspettando, con, però, il pregio di avere uno stile personalissimo. Scivoloni e sbavature risultano quasi indolori se si inscrive il lavoro all’interno della carriera musicale di Hietala – mai mente creativa, sempre appartenente ad una band Tuomas-centrica come i Nightwish. Complimenti.

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