Paolo Capodacqua disegna le sue ferite&feritoie

Rap e trap: eh sì è la moda corrente. E se vogliamo fare un salto indietro ci sono tutte le declinazioni del rock, le indie e la world di ieri e di oggi. E chi più ne ha più ne metta. Musica per giovani? Beh sicuramente. Che poi i giovani ascoltino anche altro, forse non è scontato. Bene ribadirlo. Esiste, bene ricordarlo, un filone che da tempo ha riscoperto la canzone d’autore nostrana: i grandi, grandissimi come De André o Guccini. I poeti dell’anima, i parolieri della lotta civile. Ebbene, proprio in questa capacità di ascolto dei grandi chansonnier che hanno fatto suonare la chitarra a tanti genitori e zii, trova spazio anche per i più giovani l’ascolto di un cantautore che questa storia della canzone d’autore l’ha attraversata: si tratta di Paolo Capodacqua – storica chitarra del grandissimo Claudio Lolli, autore di musica e versi da sempre oltre che di delicatissime canzoni per bambini – che torna a firmare, dopo anni, un disco totalmente proprio regalandoci un lavoro emozionante e pieno di poesia. Molto ben arrangiato. E, soprattutto, pieno di veri e propri quadri d’autore: sia che si canti di Julia Cortez, la maestrina che conobbe il Che poco prima della sua morte (Gli occhi neri di Julia Cortez); o de Gli amanti segreti che sono “nuvole basse e fuggiasche”; o si vagheggi Il mare di Milano e si scopra L’uomo senza nome che approda ignoto sulle nostre coste; o si dipinga con ironia Il ladro e si ricordi il mitico Peppino Impastato in  Per questo mi chiamo Giovanni e si ricordi l’orrore dell’olocausto ne I nidi degli uccelli. Per attraversare i sogni e le nubi de Il canto dell’aviatore  e porgere il proprio omaggio alla rosa in Rosafiore. Undicesima traccia: un’intensa rivisitazione di Paolo Capodacqua del gucciniano L’Albero ed io a fianco di uno dei più celebri musicisti del Professore: Juan Carlos Flaco Biondini.

paolo capodacqua

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