Zucchero è D.O.C.: sacro e profano al servizio della musica

doc zucchero

D.O.C. il nuovo album di inediti, con 11 brani e 3 bonus track, di Zucchero “Sugar” Fornaciari per l’etichetta Polydor/Universal Music, è una bomba di energia tra gospel, soul  e blues. Una denominazione di origine controllata che “marchia” un artista mondiale sempre attuale e pronto ancora a stupire con ben 12 concerti in programma all’Arena di Verona nel 2020 e non solo.

D.O.C.

D.O.C. ci investe, ci fa ballare e riflettere come, da anni, ci ha abituati l’artista emiliano al secolo Adelmo Fornaciari: la sua capacità di parlare di tematiche profonde in maniera leggera ci ha conquistato e ammaliato da sempre. Nel nuovo album di inediti ci cattura e ci porta via, 11 brani da ascoltare tutti d’un fiato, dal respiro internazionale ma con quella veracità e quell’attaccamento alle radici (presenti anche sul disegno dell’album) che non manca mai nella produzione di Zucchero sin dai tempi di “Diamante”.

Qualcuno può pensare che “il diavolo” si stia avvicinando all’acquasanta ma, in realtà, il messaggio che Zucchero vuole mandare è che, pur con idee diverse, si può convivere, basta ritornare alla genuinità di un tempo quando ci si confrontava senza insultarsi, rispettando l’altro. Una concezione difficile in un mondo sempre più plagiato dall’odio e dalla paura del diverso. Zucchero vuole focalizzarsi sulla distinzione tra apparire ed essere: il marchio di “denominazione di origine controllata” non sempre è segno di qualità anzi, è un vezzo, un logo, qualcosa che innalza ma che dà poca importanza alla sostanza come gli anni che stiamo vivendo.

D.O.C. anima ed elettronica

All’artista emiliano piace combinare caratteristiche e generi diversi come quando ci si allena in cucina, mescolando e tentando di creare qualcosa di nuovo e di gustoso. <<L’idea era quella di rinnovarmi mantenendo il mio sound>> ha dichiarato. Nel nuovo album abbiamo i grandi cori gospel ma anche brani più lenti ricchi di amore il tutto condito con dell’elettronica che non guasta mai. Ecco la tracklist di D.O.C.:

  1. Spirito Nel Buio
  2. Soul Mama
  3. Cose Che Già Sai ft. Frida Sundemo
  4. Testa o Croce
  5. Freedom
  6. Vittime del Cool
  7. Sarebbe Questo il Mondo
  8. La Canzone Che Se Ne Va
  9. Badaboom (Bel Paese)
  10. Tempo Al Tempo
  11. Nella Tempesta
  12. My Freedom (Bonus Track)
  13. Someday (Bonus Track)
  14. Don’t Let It Be Gone ft. Frida Sundemo (Bonus Track)

Si parte carichi e impegnati con “Spirito nel buio”, secondo singolo tratto dall’album, segno di una spiritualità ritrovata o sempre ricercata che ci porta ad elevarsi e “Soul mama” un mix scatenato da far invidia ad Aretha Franklin. Incontriamo la prima riflessione con il brano “Cose che già sai”/”Don’t let it be gone” interpretato insieme a Frida Sundemo un’elegante artista svedese. Una preghiera che cresce e che gioca sul sottile confine tra amore umano e amore universale.

“Testa o croce” nasce dalla collaborazione con Davide Van de Sfroos. È un brano a metà tra blues e folk, rientriamo nella sfera rurale e bucolica delle origini di Zucchero. Per la prima volta, l’artista parla di Roncocesi il paese d’origine. <<A 10 anni sono stato sradicato da Roncocesi, la frazione di Reggio Emilia dove ero nato. Era il mondo di don Camillo e Peppone. Il prete era soprannominato don Tagliatella e litigava con mio zio Guerra, un maoista convinto. Papà non voleva mai far entrare il prete a benedire casa. Alla domenica però mi mandavano a portargli le uova. Dopo che ci siamo trasferiti non mi sono mai più sentito a casa>>. Un brano denso, ricco di ricordi personali che ancora una volta passa dal particolare, la giovinezza del cantante, al significato di “casa” per chi una casa non ce l’ha più o ce l’ha lontana.

Dalle origini ai brani di respiro internazionale

A circa metà dell’album troviamo “Freedom” il brano che ha anticipato l’uscita di D.O.C. Scritto in collaborazione con l’artista britannico Rag’N’Bone è il brano più attuale e ricercato dell’intero album.

Mix tra innovazione e tradizione. In “vittime del cool” Zucchero esplica il significato che ha voluto dare a tutta questa nuova produzione. Una denuncia alla società odierna, un invito a riscoprire l’autenticità contro la società dell’immagine e del fake. “Vorrei che la gente si manifestasse com’è veramente e non nascondendosi dietro ciò che non è”. Il testo è un gioco di parole tra italiano e inglese divertente e azzeccato.  

Si prosegue con “Sarebbe questo il mondo”, ancora una volta la delusione delle aspettative giovanili non esaudite. Ancora una volta una richiesta di poter ritornare indietro, al passato, al genuino, alla natura che tutto circonda e che tutto crea. Brano nostalgico e poetico. “La canzone che se ne va” nasce, invece, dalla collaborazione con Pasquale Panella e Daniel Vuletic. Il pezzo ha una caratura superiore. Ci fa volare sulle ali dell’amore, malinconica, quasi un monologo con un coro gospel finale pazzesco.

Tempi difficili ma non insormontabili

Badaboom (Bel Paese) è una descrizione, con il ritmo di Tom Jones, della nostra Italia che abbiamo ereditato tra droga, mafia e intrighi. Zucchero tratta il Belpaese come un buon padre che rimprovera un figlio. Questo perché l’Italia è il paese dove vuole vivere e vuole invitarci a combattere per renderla una nazione migliore. “Tempo al tempo” è stata scritta in collaborazione con Francesco De Gregori, collega e amico di vecchia data. È un modo di dire dei nostri nonni, un inno di speranza, una fusione tra passato, presente e futuro, tra giovinezza e vecchiaia, un inno alla vita vera, alla pioggia che ci bagna, agli istanti e ai “per sempre”, alla ricerca di un dio che è in tutte le cose. “Nella tempesta” è una delicata perla, ha come sottotitolo “suspicious time”, la prima bozza di titolo che Zucchero voleva dare al suo nuovo album per caratterizzarlo come una descrizione e una denuncia dei difficili tempi che stiamo vivendo senza dimenticare un pizzico di positività e speranza. Nei bonus track troviamo le versioni in inglese di “Freedom”, di  “Cose che già sai” e di “Vittime del cool”.

<< Alla fine, mi sono accorto che in ogni canzone c’era qualcosa, come se fosse uno spirito, che mi portasse ad un inizio di redenzione. Sono molto geloso di quest’album, lo reputo molto intimo>>.

D.O.C. è un album colorato che ci inonda di rosso e blu elettrico passando per l’arancio, il marrone e il verde. È un album impegnato ma intriso di sole e voglia di rinascita. Ci conquista con un arrangiamento potente curato dallo stesso Zucchero e da Max Marcolini e Don Was. Del resto, da un album concepito nella “Lunisiana Soul” a Pontremoli e registrato tra Los Angeles e San Francisco cosa dovevamo aspettarci?

IL TOUR DI D.O.C.

Con questo album Zucchero è pronto ad affrontare un super tour mondiale che partirà addirittura dall’Australia passando per la Nuova Zelanda, toccando gli Stati Uniti, il Canada e la Gran Bretagna. Il 3 marzo ci sarà un’anteprima per una buona causa: Zucchero salirà sul palco di “Music for the Marsden” alla O2 Arena di Londra, insieme a Eric Clapton, Tom Jones, Mick Hucknall, Bonnie Tyler, Rick Wakeman, Yusuf / Cat Stevens, Mike Rutherford, Paul Young, Paul Carrack, John Illsey, Gary Brooker e Paul Jones. I fondi raccolti verranno utilizzati per costruire l’Oak Cancer Centre, il nuovissimo Royal Marsden, centro all’avanguardia nel trattamento e nella ricerca contro il cancro. Il tutto culminerà con le 12 scoppiettanti date all’Arena di Verona dal 24 settembre al 4 ottobre per poi proseguire con il tour europeo.

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