20 canzoni di Sanremo che non hanno vinto, ma meritavano di vincere

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E’ indubbio: Sanremo è l’evento più atteso, più seguito e più commentato della cultura italiana. Nell’arco di 70 anni, il Festival ha ospitato artisti e canzoni che hanno contribuito a rendere immortale la musica italiana, tuttavia non sempre ha vinto il brano più bello

Ho sempre avuto un rapporto speciale con il Festival di Sanremo, l’attesa della settimana sanremese l’ho vissuta, e continuo a viverla, con un carico adrenalinico pari solo alla cerimonia degli Oscar. Eppure, nonostante sia affezionata irrimediabilmente alla competizione, mi sono trovata spesso in disaccordo con la scelta del vincitore. Di seguito vi elenco le 20 canzoni di Sanremo che, secondo il mio personalissimo parere, avrebbero meritato di essere riconosciute come “le più belle dell’edizione” e non accontentarsi di un gradino del podio o, peggio ancora, non arrivare nemmeno alla terza posizione.

1. Ciao amore, ciao – Luigi Tenco

Era il 1967 e il Festival di Sanremo si fece protagonista di una delle più grandi ingiustizie artistiche della storia della musica italiana. Ciao amore, ciao di Luigi Tenco non solo non vinse, ma non arrivò neppure in finale. La stessa notte dell’esclusione della canzone Tenco si suicidò, lasciando il panorama musicale italiano orfano di uno dei più grandi cantautori di sempre.

2. Ma che freddo fa – Nada

L’edizione del 1969 è ricordata come quella della vincitrice Zingara di Iva Zanicchi e l’esordio di Lucio Battisti con Un’Avventura. Ma quell’anno partecipò Nada, la prima vera indie della scena musicale italiana, che avrebbe dovuto portarsi a casa il titolo con Ma che freddo fa, invece si classificò solamente al quinto posto.

3. 4 marzo 1943 – Lucio Dalla

Nel 1971 Lucio Dalla cantò al Festival di Sanremo un autentico capolavoro. “Gesubambino”: era questo il titolo originale del brano, prima che la censura Rai costrinse il cantautore bolognese a modificare il titolo in 4 marzo 1943. La censura colpì anche alcuni versi del brano, tra cui quello che diceva: “E anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino”, che poi diventò: “E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino”.

4. Gianna – Rino Gaetano

Nel 1978 vennero sdoganati i luoghi comuni insiti del Festival di Sanremo. Oltre ad una rivoluzionaria Anna Oxa che, vestita da uomo, cantò Un’emozione da poco, la kermesse fu testimone di un’altra esibizione sovversiva, quella di Gianna di Rino Gaetano, artista che ho ribattezzato come “menestrello dissidente”. La canzone rappresenta apparentemente il mondo libertino femminile, ma sotto al nome di donna si cela una classe sociale, quella politica, poco trasparente e corrotta.

5. E non finisce mica il cielo – Mia Martini

Il Festival di Sanremo 1982 doveva avere un’unica incoronazione, quella di Mia Martini con E non finisce mica il cielo, canzone scritta appositamente per l’artista da Ivano Fossati, e invece così non è stato. Il brano conquistò il premio della critica che fu ritirato solo nel 2008 da Loredana Bertè, sorella di Mia Martini, scomparsa nel 1995, cui verrà intitolato tale premio dal 1996. L’usanza, da parte di tutta la stampa accreditata, di scegliere la canzone migliore a ogni edizione del Festival, iniziò proprio da quest’annata.

6. Donne – Zucchero

Zucchero Fornaciari non ha mai avuto un buon rapporto con il Festival di Sanremo, ma come biasimarlo? Nel 1985 classificarono la sua Donne, canzone che come sappiamo è diventata uno dei più grandi successi dell’artista emiliano, alla 21esima posizione. Un vero e proprio affronto alla penna e alla musica di Zucchero, soprattutto se pensiamo che in quell’edizione hanno occupato le prime due posizioni Se m’innamoro e Noi, ragazzi di oggi.

7. Quello che le donne non dicono – Fiorella Mannoia

All’ottava posizione (si, non mi sbaglio) dell’edizione del 1987 la “signora della musica italiana” cantò quello che poi divenne un vero e proprio inno per e delle donne. Quello che le donne non dicono è stata scritta da Enrico Ruggeri, e parla dell’universo femminile, dell’istinto delle donne, della loro capacità di adattarsi, di quel loro essere rivoluzionarie, di esserci sempre e della loro coerenza.

8. Almeno tu nell’universo – Mia Martini

Mia Martini a Sanremo è stata scippata più e più volte. La cattiveria che l’ha invasa per anni è stata complice dei suoi insuccessi e dei suoi malumori. Ma l’edizione del 1989 del Festival ebbe del clamoroso, non solo perché Almeno tu nell’universo non vinse, ma soprattutto perché Mia si dovette accontentare di un misero nono posto e del suo caro premio della critica.

9. Spunta la luna dal monte – Pierangelo Bertoli e Tazenda

Nel Festival di Sanremo del 1991, Pierangelo Bertoli e i Tazenda hanno raccontato in musica uno dei più bei paesaggi italiani. Il testo originale, intitolato Disamparados e scritto in sardo, è la descrizione di un paesaggio della Sardegna in cui la luna sorge da dietro le montagne e si vedono bambini poveri che giocano in un prato, i disadattati, in lingua sarda appunto “disamparados”. Spunta la luna dal monte ottenne diversi consensi, ma non si portò a casa il titolo della competizione.

10. Stiamo come stiamo – Loredana Berté e Mia Martini

Nel 1993 si è consumato un altro sopruso. L’esibizione delle sorelle Berté, per la prima volta insieme sul palco dell’Ariston, in Stiamo come stiamo si classificò alla penultima posizione. Un brano forte, interpretato in maniera disperata e che non è mai stato capito. Una fotografia dello status d’animo di entrambe, immagini di solitudine e sprazzi di disagio. Meritava molto di più.

11. Signor Tenente – Giorgio Faletti

L’edizione del 1994 vede l’istrionico Giorgio Faletti portare sul palco una delle canzoni più dure e autorevoli. Signor Tenente è un brano di denuncia, di indignazione sulla precaria condizione in cui le forze dell’ordine svolgono il loro lavoro rischiando la vita ogni giorno e percependo uno stipendio inadeguato. Si fa anche riferimento alle stragi di Capaci e via D’Amelio avvenute due anni prima.

12. La Terra dei cachi – Elio e le storie tese

Tra i secondi posti più immeritati della storia del Festival di Sanremo c’è La Terra dei cachi del 1996. Un risultato ingiusto, indegno e molto probabilmente irregolare. Un’irregolarità confermata dalle indagini dei carabinieri che sottolinearono il fatto che il brano era stato il più votato e che, inspiegabilmente, dovette cedere il posto a Vorrei incontrarti fra cent’anni. Il testo racconta la vita e le abitudini dell’Italia della Prima Repubblica, travolta dagli scandali, e piena di comportamenti che caratterizzano il cittadino italiano nel mondo, come la passione per il calcio, la pizza e gli spaghetti.

13. Confusa e Felice – Carmen Consoli

Nel 1997 Carmen Consoli è stata vittima di un vero e proprio abuso dalla giuria del Festival di Sanremo, visto che hanno pensato (che ancora oggi mi chiedo come abbiano fatto) di escludere dalla serata finale Confusa e Felice, brano che meritava il leoncino d’oro e che manifesta l’autentico talento della “cantantessa”. La canzone regala un’ironia pungente, quel sarcasmo che fa parte e che è pregio della penna sempre preziosa della cantautrice sicula.

14. Lasciarsi un giorno a Roma – Niccolò Fabi

Nel 1998 Niccolò Fabi portò Lasciarsi un giorno a Roma, un brano intimo e delicato, lontano dall’ironia di Capelli, ma che parla di un amore finito, raccontato dal punto di vista di lui. Quell’edizione fu caratterizzata dal monopolio della sezione Nuove Proposte, visto che la kermesse fu vinta da Annalisa Minetti, mentre Lisa conquistò il terzo posto. Entrambe provenivano dai giovani.

15. In bianco e nero – Carmen Consoli

L’edizione del 2000 è, secondo il mio punto di vista, la migliore in assoluto. Un anno in cui ha visto l’esibizione di Max Gazzé con Il timido ubriaco, Carmen Consoli con In bianco e nero e Samuele Bersani con Replay. Tutte e tre meritavano senza dubbio la prima posizione e che, inspiegabilmente nessuna vinse, confermando la mia tesi che le canzoni d’autore al Festival di Sanremo non hanno mai la meglio, o quasi. Con un voce straordinaria, Carmen all’Ariston ha raccontato una storia autobiografica, intrisa di malinconia e nostalgia. Sicuramente avrebbe meritato molto di più di una settima posizione.

16. Nessuno tocchi Caino – Enrico Ruggeri e Andrea Mirò

Nel 2003, ad appena 10 anni, scoprii il dramma e la crudeltà della pena di morte grazie a Nessuno tocchi Caino, canzone che porta il nome dell’associazione umanitaria che lotta contro la pena di morte. Enrico Ruggeri e Andrea Mirò cantarono un intenso dialogo tra il boia, interpretato da Ruggeri, che racconta le sue sensazioni ormai quasi inesistenti e le sue prime esperienze delle crude esecuzioni, ed il condannato, rappresentato dalla Mirò, che attende speranzoso un atto di pietà che possa salvarlo.

17. Dove si va – Nomadi

Nell’edizione del 2006 in cui vinceva clamorosamente Povia, i Nomadi furono letteralmente derubati con Dove si va che arrivò al secondo posto. Una canzone che è la lettera di un padre al figlio, in cui si interroga sulle conseguenze dei suoi gesti. Un brano che sembra l’incipit di un discorso chiuso dagli Stadio dieci anni dopo, nel 2016 con Un giorno mi dirai.

18. Sono solo parole – Noemi

Il 2012 rimane l’anno del podio tutto al femminile. Un risultato che ha messo al terzo posto Noemi con Sono solo parole, canzone superiore per testo e interpretazione a Non è l’inferno di Emma e La Notte di Arisa, rispettivamente prima e seconda. Nella stessa edizione, meritevole di un ipotetico podio ma che non raggiunse nemmeno la finale, si presentò anche Irene Fornaciari con Grande Mistero.

19. Adesso è qui (nostalgico presente) – Malika Ayane

Se la classe e lo stile a Sanremo avessero un nome, sarebbe quello di Malika Ayane, artista eccezionale che nel 2015 ha portato all’Ariston Adesso è qui (nostalgico presente), arrivando al terzo posto, alle spalle de Il Volo e Nek, cha sicuramente avrebbero meritato di arrivare dietro Malika e Annalisa, quest’ultima classificatasi al quarto posto con Un finestra tra le stelle.

20. Fatti bella per te – Paola Turci

Nell’edizione del 2017 in cui Fatti bella per te di Paola Turci, canzone volitiva che segna una rinascita artistica e personale della cantautrice romana. Avrebbe meritato senza dubbio la vittoria – insieme a Ermal Meta e Fiorella Mannoia – lanciando così un messaggio forte dal palco sanremese, eppure ha dovuto cedere il posto all’outsider Francesco Gabbani.

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